{"id":1158,"date":"2013-12-26T23:20:18","date_gmt":"2013-12-26T23:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/flory.zz.mu\/wordpress\/?page_id=1158"},"modified":"2026-02-04T02:29:47","modified_gmt":"2026-02-04T01:29:47","slug":"il-cloud-per-il-professionista","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/ivmhome.ddnsfree.com:8080\/wordpress\/tecnologia\/cloud-computing\/il-cloud-per-il-professionista\/","title":{"rendered":"Il cloud per il professionista IT"},"content":{"rendered":"<p>Gli artefici di questo cambiamento sono i professionisti IT, le figure che normalmente nelle aziende vengono identificate nei ruoli di CIO (Chief Information Officer) e CTO (Chief Technology Officer). Sono queste due figure ad essere coinvolte nelle principali sfide e che dovranno valutare, prima delle altre figure chiave di un\u2019azienda, le strategie da adottare per affrontare il cambiamento in atto. Ne va, si potrebbe anche dire, della loro stessa sopravvivenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il ruolo del professionista IT<\/h3>\n<p>Con l\u2019avvento del cloud computing, il ruolo dei professionisti IT \u00e8 messo ogni giorno in discussione. I professionisti delle tecnologie aziendali, abituati a scegliere, gestire e distribuire datacenter, software, servizi e dispositivi e a cercare di mantenerli sotto controllo, si stanno giorno dopo giorno accorgendo come la combinazione di cloud computing, diffusione dei dispositivi mobile e l\u2019emergere delle necessit\u00e0 social anche a lavoro (condivisione, interazione ecc.) stiano irreversibilmente cambiando il modo di gestire le tecnologie all\u2019interno dell\u2019azienda. Sono almeno quattro i grandi ambiti in cui un professionista IT vede ridiscusso il suo ruolo e le sue competenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L\u2019avanzata del software come servizio<\/h3>\n<p>In una impresa tradizionale \u00e8 il dipartimento IT che guida i processi di selezione dei software da utilizzare e il modo con cui integrarli all\u2019interno dell\u2019infrastruttura aziendale. Se un dipartimento ha bisogno di un programma per gestire la posta elettronica oppure un CRM per gestire i clienti non pu\u00f2 far altro che affidarsi al dipartimento IT e attendere che il sistema venga selezionato o acquistato, testato, configurato e distribuito. Oggi un servizio di posta elettronica di livello molto superiore a quello che si pu\u00f2 trovare in centinaia di aziende di questo tipo \u00e8 praticamente gratuito, mentre un servizio CRM di buona qualit\u00e0 costa qualche dollaro al mese. All\u2019interno delle aziende ognuno, in altre parole, pu\u00f2 trovare sul mercato e al di fuori dell\u2019azienda software e servizi che non solo possono essere resi operativi con un semplice login, ma sono pi\u00f9 funzionali e pi\u00f9 usabili rispetto a quelli che il dipartimento IT pu\u00f2 fornire. Ci\u00f2 non solo porta alla disgregazione dei servizi IT, ma anche a problemi di sicurezza e di organizzazione del lavoro: come \u00e8 possibile mantenere organizzato un dipartimento in cui i servizi sono distribuiti su decine di login diversi? In questo caso il ruolo dei professionisti IT diventa non tanto quello di provvedere alla distribuzione del software, quanto piuttosto quello di gestire l\u2019integrazione dei servizi cloud all\u2019interno dell\u2019azienda, selezionare quelli pi\u00f9 utili, stabilire linee di condotta, gestire le policy con flessibilit\u00e0, cercare di dare omogeneit\u00e0 ad un panorama che diventa, e probabilmente, diventer\u00e0 sempre meno standard e meno integrato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>L\u2019avvento dei dispositivi consumer<\/h3>\n<p>L\u2019influsso delle tecnologie \u201cpersonali\u201d su quelle \u201clavorative\u201d, un fenomeno noto come \u201cconsumerizzazione dell\u2019IT\u201d, \u00e8 evidente anche se ci spostiamo dall\u2019ambito del software e dai servizi a quello dei dispositivi. Tradizionalmente era il dipartimento IT di un\u2019azienda che procurava i dispositivi per i dipendenti. Oggi invece la diffusione dei dispositivi e cos\u00ec ampia e la linea di confine fra lavoro e vita personale \u00e8, per quanto riguarda le tecnologie utilizzate, cos\u00ec sfumata che sono sempre pi\u00f9 numerosi i dipendenti che utilizzano al lavoro i propri dispositivi personali o a casa i propri dispositivi di lavoro. Frenare questa tendenza non \u00e8 possibile, poich\u00e9 conduce a maggiore soddisfazione dei dipendenti ed a maggiore produttivit\u00e0, ma soprattutto a nuovi problemi per l\u2019IT aziendale che deve ripensare i sistemi di autenticazione, la sicurezza delle connessioni, la persistenza dei dati su dispositivi diversi. Anche in questo caso, CIO e CTO devono ripensare i propri ruoli e le proprie competenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Ogni azienda \u00e8 una software company<\/h3>\n<p>L\u2019enorme potenza di tecnologia a disposizione dei consumatori, a partire dal semplice smartphone che portiamo ogni giorno in tasca, ha come effetto quello di trasformare ogni azienda, anche quella pi\u00f9 solidamente ancorata ad un mondo di brick and mortar, in una software company. Dall\u2019ospedale che ha bisogno di gestire un servizio di prenotazioni online al produttore di interruttori per le luci di una domotica, dall\u2019orologio che pu\u00f2 essere connesso ad internet per monitorare le nostre camminate al termostato che vogliamo sia programmabile anche a distanza: ci aspettiamo ogni giorno di pi\u00f9 che i servizi e i prodotti con cui interagiamo abbiano un\u2019intelligenza informatica che ci permetta di gestirli nel modo pi\u00f9 semplice possibile. In questo scenario, ai professionisti IT saranno richieste sempre pi\u00f9 competenze per la creazione di quelle che possiamo chiamare modern application: applicazioni che devono essere integrabili con app per smartphone, che devono far uso del cloud per la gestione delle notifiche, che devono prevedere autenticazione e automazione, che possono far leva sui servizi dei social network.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>I big data che generano innovazione<\/h3>\n<p>Se c\u2019\u00e8 una tendenza in grado di cambiare, in modo ancor pi\u00f9 profondo di quello che abbiamo descritto sinora, il modo con cui l\u2019IT pu\u00f2 supportare lo sviluppo di business di un\u2019azienda, questa \u00e8 rappresentata dai cosiddetti \u201cbig data\u201d. La capacit\u00e0 di elaborare un numero sempre pi\u00f9 crescente di informazioni allo scopo di perfezionare un prodotto, rendere pi\u00f9 efficiente un servizio, migliorare un processo oppure scoprire nuove opportunit\u00e0 di business, rende il modo dei big data un asset sempre pi\u00f9 irrinunciabile. L\u2019impatto di questa tendenza coinvolge pi\u00f9 aspetti del lavoro di un professionista IT: sono necessarie non solo nuove procedure IT \u2013 pensiamo solo alla conservazione dei dati o alla creazione dell\u2019infrastruttura hardware e software dedicata ad elaborarli \u2013, ma sono necessarie anche nuove competenze che spaziano dall\u2019informatica alla matematica alla statistica e che sono riassumibili in quella che qualcuno chiama la data science, una disciplina che sar\u00e0 sempre pi\u00f9 decisiva nell\u2019organizzazione tecnologica di un\u2019azienda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il professionista IT oggi<\/h3>\n<p>In molti pensano che di fronte all\u2019onda lunga del Cloud il ruolo del professionista IT sia ridimensionato. Se infrastrutture, piattaforme e software vengono elaborati nel Cloud, \u00e8 la semplicistica induzione, chi gestisce le piattaforme on premise avr\u00e0 ruoli sempre pi\u00f9 marginali. In realt\u00e0 e vero il contrario. Anche dalla breve descrizione dei quattro ambiti di trasformazione che abbiamo indicato sopra, emerge come il Cloud, se non governato, rischia di introdurre in azienda pi\u00f9 complessit\u00e0 che standardizzazione, pi\u00f9 costi che risparmi. Il ruolo del professionista IT in questo campo \u00e8 dunque quello di prevedere l\u2019emergere di queste nuove tecnologie, governare la proliferazione dei servizi, dei dispositivi, delle informazioni e delle nuove tecnologie, avendo sempre come punto di riferimento la visione strategica dell\u2019azienda di cui \u00e8 parte.<\/p>\n<p>Sbagliato sarebbe, in un vano tentativo di difendere il proprio ruolo, chiudere la porta all\u2019avanzare del Cloud: il professionista IT deve farsi anche intermediario fra le tecnologie distribuite dall\u2019interno e le tecnologie erogate dal Cloud sapendo scegliere, di volta in volta, il giusto fornitore, sapendo conciliare le policy aziendali e la giusta richiesta di agilit\u00e0 e flessibilit\u00e0, sapendo riconoscere quando una nuova tecnologia migliora i processi aziendali e quando invece li rende pi\u00f9 farraginosi.<\/p>\n<p>L\u2019IT, come abbiamo accennato ad inizio di questo articolo, non \u00e8 pi\u00f9 una semplice commodity, ma sta ritrovando il suo ruolo di vettore d\u2019innovazione dell\u2019impresa ed \u00e8 sempre pi\u00f9 strettamente connessa ai processi decisionali pi\u00f9 profondi. In questa transizione, il ruolo del professionista IT non \u00e8 secondario, ma diventa cruciale nel supportare la strategia globale dell\u2019azienda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli artefici di questo cambiamento sono i professionisti IT, le figure che normalmente nelle aziende vengono identificate nei ruoli di CIO (Chief Information Officer) e CTO (Chief Technology Officer). 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